L’orologio interiore — come funziona l’argomentazione di Kant sul tempo

La trattazione kantiana del tempo non si chiede se gli orologi siano precisi. Si chiede che cosa debba già essere vero del soggetto perché la coesistenza, la successione, il cambiamento e il movimento siano in qualche modo pensabili.

La risposta: il tempo non è preso a prestito dall’esperienza. È la forma pura del senso interno.

1. Il tempo non può essere ricavato dall’esperienza

La prima prova di Kant ha forma trascendentale. Se avessimo bisogno dell’esperienza per derivare il tempo, dovremmo prima registrare la coesistenza e la successione senza fare già uso dell’ordine temporale. Ma ciò è impossibile. La distinzione tra «simultaneo» e «successivo» è essa stessa temporale.

Tesi Perché è importante
Il tempo non è empirico L’esperienza presuppone l’ordinamento temporale invece di generarlo.
Il tempo è necessario I fenomeni possono scomparire, ma il tempo come condizione non può essere eliminato.
Il tempo è a priori La sua universalità e necessità non possono derivare dalla sola abitudine.

2. Il tempo è intuizione, non concetto generale

I diversi tempi non sono specie sotto un genere chiamato «tempo». Sono parti di un solo e medesimo tempo. Per questo Kant afferma che il tempo non è discorsivo. I concetti classificano molte istanze sotto note comuni; l’intuizione dà un unico tutto all’interno del quale le parti sono determinate per limitazione.

  1. Se il tempo fosse un concetto, le sue parti starebbero sotto di esso come esempi.
  2. Ma tempi determinati sono possibili solo come limitazioni di un unico tutto temporale sottostante.
  3. Dunque la rappresentazione del tempo si comporta come un’intuizione, non come una classificazione concettuale.

3. Il tempo è la forma del senso interno

La conclusione di Kant ha due facce. In negativo, il tempo non è una proprietà sussistente per sé delle cose in sé. In positivo, è la forma sotto la quale la mente intuisce se stessa e i propri stati.

Ciò spiega perché il mutamento sia intelligibile. La stessa cosa può avere predicati opposti solo in successione. Senza la forma del tempo, il movimento e il cambiamento non sarebbero soltanto difficili da misurare: sarebbero impossibili da pensare.

Lo spazio ordina ciò che appare come fuori di noi. Il tempo ordina ciò che appare nella relazione interna delle rappresentazioni.

4. Il risultato

Il tempo ha realtà empirica, perché ogni fenomeno che possiamo incontrare deve apparire temporalmente. Eppure ha idealità trascendentale, perché, una volta che si astrae dal nostro modo sensibile di intuire, il tempo non può essere attribuito alle cose come sono in se stesse.

Questo è lo schema: il tempo è necessario per l’esperienza, singolare nella forma e radicato nel senso interno.